La persona omosessuale e l’autentica libertà

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LA PERSONA OMOSESSUALE E L’AUTENTICA LIBERTA’

di Mark lowery

Il tragico impasse che esiste nella nostra cultura sulla questione dell’omosessualità è causato da due errori: da una parte l’uomo moderno ha abbracciato una visione autonoma della realtà: “Posso fare ciò che voglio fintanto che non danneggio qualcun’altro.”

Secondo tale relativismo gli atti omosessuali sono perfettamente legittimi fintanto che avvengono tra due adulti consenzienti. Come reazione a questo soggettivismo altri abbracciano un moralismo che facilmente diviene velenoso quando umilia e demonizza: ” L’omosessualità è sbagliata perché Dio dice così” (e niente altro). La distinzione fra atti omosessuali e condizione omosessuale non è presa in considerazione. Questa visione, opposta a quella dell’autonomia, potrebbe essere definita eteronomia perché la legge divina è concepita come esterna all’uomo e in qualche modo a lui imposta con un apparente disinteresse per la reale esperienza delle persone coinvolte.

Papa Giovanni Paolo II nella sua enciclica Veritatis Splendor (art. 41) distingue la visione morale cattolica da queste due erronee posizioni. Egli definisce la visione cattolica come una “teonomia partecipata”. Se per l’autonomia non c’è nessuna legge e se per l’eteronomia la legge deve essere rispettata perché Dio comanda così, per la teonomia partecipata la legge morale è qualcosa di intimo al nostro essere, una cosa creata per la nostra vera realizzazione e per la nostra autentica libertà. La legge non è vera perché Dio la comanda, ma Dio la comanda perché è vera. Quando usiamo la nostra libera volontà per conformare le nostre vite a questa verità noi possediamo l’autentica libertà.

Cosa significa tutto questo per il dibattito sull’omosessualità? Significa che la verità sulla sessualità umana è qualcosa che in definitiva offre una vera libertà alla persona omosessuale, aiutandola a fuggire la schiavitù delle sue passioni derivanti dal cattivo uso della sua libera volontà. Questa è una verità che, con sincera compassione, allunga una mano alla persona omosessuale nella sua disperazione. Sebbene questa persona possa non esserne consapevole sta disperatamente cercando la verità . Quando la risposta che riceve dalla nostra cultura è eteronoma , quindi di tipo moralistico, egli fugge e trova un falso conforto in una visione del mondo che sposa la visione dell’autonomia. La chiesa e la società devono offrire la verità ed offrirla nel giusto modo, attraverso la teonomia partecipata.

L’approccio pastorale: la teonomia partecipata

Gli argomenti logici offerti dalla ragione e dalla rivelazione occupano una posizione centrale nell’approccio cattolico al problema, e questo articolo non fa eccezione, ma devono essere proposti solo dopo che un compassionevole approccio pastorale abbia gettato le giuste fondamenta.

Come Frank Sheed ha detto una volta, ” Vinci una discussione, perdi un convertito”. Dobbiamo sempre iniziare con la persona nella sua esperienza esistenziale.1

Prima di tutto dobbiamo stare molto attenti alla nostra terminologia. Cerchiamo di non usare la parola “omosessuale” come se questa definisse una persona. Usiamo piuttosto la frase “persona con orientamento omosessuale” oppure “persona omosessuale” 2

Usare sempre la parola “persona” evidenzia che stiamo parlando di qualcuno che possiede una dignità inviolabile. Ancora più importante, non usiamo mai la parola “gay” riferendoci alla persona omosessuale. Nessuno è “gay”, “gay” è il termine (infelice) coniato per coloro che hanno scelto un particolare stile di vita. Tale scelta implica un abuso della libertà personale, un abuso che mette la persona in una situazione disperata. Ci sono vie d’uscita da questa disperazione – nessuno è costituito come “gay”.

Un approccio pastorale riconosce che proprio questa “disperazione” è il nucleo dell’esperienza vissuta dalla persona omosessuale. Spesso questa disperazione è nascosta dietro i proclami di liberazione di coloro che, tratti in inganno dai movimenti per i diritti dei gay, hanno fatto “outing”. Spesso è nascosta dietro i falsi proclami di questo movimento che “gay è normale” e dall’attivismo politico.3

Invece che rispondere a questa sfrontatezza è molto meglio vederla come una vera e propria richiesta di aiuto.

Gerard J.M. van den Aardweg ha mostrato come l’attrazione omosessuale non sia semplicemente una variante dell’attrazione eterosessuale. E’ qualcosa di genere diverso accompagnata da depressione, gelosia e inquietudine.4

Non c’è la minima evidenza che l’omosessualità abbia una base genetica, anche se potrebbe esservi una predisposizione genetica . Come Christopher Wolfe ha notato, ” ….Se l’omosessualità fosse veramente genetica si sarebbe quasi certamente estinta o almeno sarebbe in continua diminuzione. Gli omosessuali si riproducono a livelli molto più bassi della popolazione generale… Così se l’omosessualità fosse un tratto genetico…si riscontrerebbe in una percentuale via via più bassa della popolazione.” E, “…se l’omosessualità fosse genetica in tutte le coppie di gemelli omozigoti in cui uno è omosessuale anche l’altro dovrebbe esserlo.”5

E’ vero che non è possibile provare che l’orientamento omosessuale sia causato dall’ambiente, ma l’evidenza punta in quella direzione 6

Questa evidenza risulta essere una buona notizia, una notizia liberante. Con il giusto aiuto molte persone possono riparare il loro orientamento, completamente o parzialmente. Un bel libro della Ignatius Press – The Battle for Normality di Van Den Aardweg — propone alle persone omosessuali un metodo per la loro lotta personale e una organizzazione chiamata NARTH (National Association for Reparative Therapy for Homosexual Persons) si dedica ad aiutare le persone a trovare un aiuto professionale competente .

Ci sono molte teorie sulle cause ambientali, teorie confermate dalla pratica clinica. Queste teorie non sono tutte uguali ma hanno molti elementi in comune e sono compatibili le une con le altre.7

Prima di tutto, l’omosessualità sembra risultare dalla divisione all’interno della relazione bambino/padre/madre e il bisogno più profondo della persona omosessuale è di riparare questa divisione. Come ha scritto Joseph Nicolosi: ” Quando ci rendiamo conto dei veri bisogni che si nascondono dietro i nostri comportamenti indesiderati raggiungiamo una nuova consapevolezza….Il percorso riparativo – il tentativo inconscio di riparare l’incompletezza maschile- è la svolta più profonda. Il cliente riconosce: ” Non voglio veramente fare sesso con un uomo. Quello che desidero veramente è guarire la mia identità maschile.”8

La terapia riparativa tuttavia non dovrebbe assolutamente essere presentata come una necessità per la persona omosessuale. E’ un’opzione. Ciò che è richiesto è un nobile sforzo di vivere castamente. Padre John Harvey ha fondato Courage, una vasta rete di gruppi di supporto, proprio per aiutare le persone in questo obbiettivo. E’ importante rendersi conto che tutti hanno delle dure lotte nella vita e che abbiamo bisogno gli uni degli altri per affrontarle. Tutti noi, a causa del peccato originale, siamo disordinati in qualche modo e in qualche misura nella nostra natura umana – quando psicologicamente, quando fisicamente e quando spiritualmente.9 Questi sono i cosiddetti disordini oggettivi, uno dei quali è l’inclinazione omosessuale.10

Siamo liberi di decidere come correggere la nostra natura limitata, se attraverso una terapia o un intervento medico. Ma siamo tutti consapevoli che non possiamo attraverso la psicoterapia o attraverso la medicina costruire una natura umana perfetta. E’ un’utopia. Facciamo bene a meditare sulla riconoscenza di S. Paolo verso Dio per avergli messo una “spina nella carne” che gli ricordava costantemente la sua completa dipendenza da Dio.

In un certo senso questa prospettiva mette tutti sullo stesso livello. La persona omosessuale non ha un disordine che la mette in una categoria separata dagli altri esseri umani fragili e limitati.11

Noi tutti abbiamo le nostri croci da portare – tutti soffriamo per l’originale disordine della concupiscenza – e tutti abbiamo la capacità di portarle, particolarmente con la grazia di Cristo. 12

“quello che deve a tutti i costi essere evitato è il concetto infondato e avvilente che il comportamento sessuale della persona omosessuale sia sempre e totalmente compulsivo e quindi senza colpa”.13

C’è un falso concetto di libertà secondo il quale noi siamo liberi fintanto che tutto va bene, liberi di scegliere cosa mangiare o come vestirci ad esempio, ma quando dobbiamo affrontare delle difficoltà non siamo più veramente liberi. Non saremmo veramente responsabili delle nostre azioni poiché le difficoltà della vita rendono impossibile questa responsabilità.

Al contrario quando appare sul nostro cammino una tribolazione, il grande dono della libertà grida per essere usato e usato nel modo giusto. La nostra dignità umana deriva dal giusto uso della libertà (autentica libertà) specialmente nel mezzo delle peggiori tribolazioni della vita. Queste tribolazioni devono essere affrontate con la nostra natura umana danneggiata dal peccato. Ma indipendentemente dall’avversità, noi troviamo la nostra vera dignità nell’affrontarla, proprio nel nobile sforzo di allineare le nostre vite con la legge naturale e con la rivelazione divina.

La parte successiva di questo articolo tratta rispettivamente di queste due fonti della verità. Entrambe sono alla portata della ragione e del buon senso – intime al nostro essere – nella prospettiva della teonomia partecipata qui sottolineata. Al di fuori di questa prospettiva gli argomenti che seguono appariranno come imposizioni esterne che distruggono l’unicità dell’individuo. All’interno della teonomia partecipata questi argomenti possono giocare un ruolo determinante sia nella terapia riparativa sia nel vivere la castità.

La legge naturale

Nel dibattito contemporaneo sull’omosessualità molti sono tentati di iniziare appellandosi alla rivelazione divina sia da un punto di vista cattolico che protestante. Ma iniziando da questo sarai giustamente criticato di “voler imporre la tua religione”, cosa che non è permessa in un ordine come il nostro che valorizza la libertà religiosa. Siamo liberi di praticare o meno una religione, ma non possiamo violare la legge naturale, la legge morale alla quale noi partecipiamo intuitivamente e che è accessibile alla ragione.

Una caratteristica della tradizione Cattolica è quella di stimare il contributo della ragione umana.. Il principio importante qui considerato, bene enunciato da S. Tommaso D’Aquino, è che la grazia non cancella la natura ma la perfeziona. La Rivelazione conferma la legge naturale e vi aggiunge ulteriori informazioni. Queste informazioni aggiuntive provenienti dalla doppia fonte della rivelazione (Tradizione e Scrittura) sono imponenti e aggiungono una giustificazione logica all’ l’insegnamento contro gli atti omosessuali. Ma anche senza queste informazioni una buona argomentazione può essere quella di basarsi sulla legge naturale.

Molte persone dicono “voi non potete trasformare in legge la moralità” oppure “lasciate le vostre leggi fuori dal mio corpo”. Tuttavia i documenti fondanti la nostra nazione si appellano alla legge naturale quale pietra angolare del nostro ordine politico (“nature and nature’s God”-“natura e natura divina”; “We hold these truths to be self-evident . . .”-“Noi consideriamo queste verità evidenti”…) Noi desideriamo una grande diversità negli Stati Uniti, ma una fondamentale unità sui principi della legge naturale. “In God We Trust””In Dio noi crediamo” non impone una religione a nessuno ma piuttosto ci ricorda che Dio ci ha dato la natura e la legge naturale per salvaguardarla. Tutte le buone leggi civili sono basate sulla legge naturale. Le cattive leggi sono basate su un diverso sistema morale, come il relativismo o l’utilitarismo. In ogni caso noi facciamo leggi sulla moralità; l’unica questione è quale moralità dovrebbe essere presa come punto di riferimento per la legge. La nuova legge che permette le “unioni civili” nel Vermont non è neutrale, ma legalizza un codice morale specifico- il puro relativismo.

Esattamente qual’è l’argomentazione della legge naturale riguardo al comportamento omosessuale? Bisogna tenere presenti diversi punti. Primo, dobbiamo evidenziare che la legge naturale è dentro di noi. Non è un’imposizione esterna, ma una verità posta dal Creatore nel nostro essere che ci permette di partecipare al progetto di Dio – quindi la “teonomia partecipata”. Secondo, non dovremmo considerare la legge naturale come identica alle nostre leggi biologiche. La “natura” della legge naturale è la nostra natura umana.

Le leggi che regolano la nostra natura biologica contribuiscono alla comprensione della legge naturale, ma esse non sono la somma della legge naturale. Se lo fossero saremmo ridotti ad animali che devono seguire i loro istinti biologici. Al contrario la legge naturale fa uso delle leggi biologiche ma le personalizza, perché vede il profondo significato personale che è nascosto nella nostra biologia.

L’Enciclica Veritatis Splendor parla di indizi e indicazioni razionali contenuti nella nostra biologia. 14

Come persone siamo capaci di “estrarre” il profondo significato personale che è racchiuso nel corpo. Gli animali non possono farlo, e questa è una ragione per cui possiamo sopprimere gli animali – essi non possono scoprire e liberamente allinearsi con il profondo significato personale che risiede all’interno del loro “orologio biologico”. Gli esseri umani sono in grado di farlo. Noi scopriamo la nostra dignità nel fare questo. Ecco perché lo slogan “morire con dignità” è così inappropriato.

Allo stesso modo è inappropriato per le persone omosessuali “fare ciò che desiderano del loro corpo”. Il corpo parla un linguaggio che dobbiamo ascoltare; o viviamo nella verità o viviamo nella menzogna. La capacità generativa umana non è progettata per gli atti omosessuali e tali atti causano gravi malattie. Questo ci fornisce l’indicazione 15, scritta nella nostra natura biologica, che c’è un profondo significato nella nostra eterosessualità biologica. Il significato personale è legato alla realtà biologica- una visione integrale della persona opposta ad una visione separatista

La visione integrale vede la persona come una unità di corpo e spirito, laddove la visione separatista vede la persona superiore al corpo e contro di esso, con il corpo che rappresenta il materiale grezzo che può essere manipolato secondo i dettami individuali. Secondo quest’ultima visione io posso trattare il corpo come ritengo più opportuno – non è racchiuso in esso nessun significato trascendente.

Le nostre facoltà generative contengono sia un significato personale che trascendente. Il linguaggio che esse esprimono è che se noi viviamo in accordo con la nostra dignità, dobbiamo utilizzare queste facoltà per esprimere un amore stabile (il significato unitivo) e per creare bambini (il significato procreativo) – in breve, relazione d’amore e bambini. Gli atti omosessuali rompono questo fondamentale legame tra il significato unitivo e procreativo. Proprio a causa di questa connessione, la contraccezione, l’adulterio e la fornicazione così come le nuove tecnologie procreative quali la maternità surrogata e l’inseminazione artificiale violano la legge naturale.

Consideriamo il significato unitivo. Quando noi escludiamo l’indissolubilità trattiamo l’altro come se fosse “usa e getta” invece che insostituibile. Solo una unione stabile e esclusiva si addice alla dignità di ciascuno sposo. Una unione stabile ed esclusiva dice chiaramente che l’altro non è un oggetto che possa essere rimpiazzato o sostituito ma una persona dall’inviolabile valore. Quando una coppia si impegna nel matrimonio gli sposi si dicono l’un l’altro, e i loro atti coniugali dicono l’uno all’altro, “sei insostituibile per me” e “solo a te voglio donare tutto me stesso”. Il divorzio o l’adulterio o la poligamia asseriscono quindi che il partner non è insostituibile e in questo modo l’inviolabile dignità dell’altro è violata.

Perché due persone omosessuali non possono avere questa stabilità? Considera: se nel matrimonio eterosessuale le violazioni della stabilità sono l’eccezione e non la regola perché nella relazione omosessuale le violazioni della stabilità sono la regola invece che l’eccezione? Questo non significa che le relazioni eterosessuali siano immuni da tali divisioni; molte persone eterosessuali conducono vite promiscue così come molte persone omosessuali. Ma quando le persone eterosessuali dividono l’aspetto unitivo, simultaneamente interferiscono con l’elemento procreativo, usando la contraccezione o almeno agendo con una mentalità contraccettiva, o ricorrendo all’aborto. Sarebbe meglio per loro dire, “se non vogliamo avere bambini insieme allora non dovremmo unirci sessualmente”. Stabilità e fecondità vanno insieme.

Gli atti omosessuali per loro natura vanno contro la dimensione procreativa. (Nota come l’argomento della legge naturale presentato qui sia critico verso la contraccezione così come verso l’omosessualità). In entrambi i casi l’atto coniugale è trasformato in un atto di genere diverso; le facoltà generative sono usate in un modo contrario al loro fine naturale di unità/procreatività. In breve, la stabilità è alimentata dalla procreatività. Quando i bambini sono esclusi, l’unità dei due si ripiega su se stessa invece di aprirsi all’esterno. La relazione omosessuale non ha il carattere della stabilità per questa particolare ragione. E’ vero che la stabilità è un valore in se per se stessa , ma è un valore connesso alla procreatività.

Gli sposi che combattono con la sterilità sono tristemente consapevoli di quanto la dimensione procreativa sia intrinseca al loro patto. Sono profondamente onesti nell’ascoltare e nel rispondere al linguaggio del corpo e quindi sono testimoni coraggiosi di quel linguaggio.

Ascoltiamoli: essi ci dicono che l’unione indissolubile, che vale in se stessa, è collegata ai figli. Alcuni fattori esterni, al di fuori del loro controllo, gli impediscono di avere figli. Ma la loro unione indissolubile è un unione di tipo procreativo, i loro atti coniugali sono atti di tipo procreativo. (In questo senso la loro progenie è la procreatività stessa)

Essi potrebbero rivolgersi alle nuove tecnologie procreative, ma anche qui essi ascoltano e affermano il linguaggio del corpo. L’atto coniugale, profondamente unitivo, è un atto di tipo procreativo e il dono del figlio deve essere profondamente collegato al dono di se stessi che avviene nell’atto coniugale. Le coppie sterili possono stravolgere il nostro autocompiacimento, la nostra tendenza a pensare al figlio come ad un diritto. Essi sanno in modo eccelso ciò che noi tendiamo a vedere confusamente, e cioé che il figlio è un dono.

Ecco come Dio opera attraverso la natura umana, e questa stessa natura è un dono del creatore, per questo noi diciamo che la natura del corpo parla un linguaggio trascendente. Le coppie sterili vedono questa realtà di dono attraverso la lente del loro dolore, perciò molto più strenuamente di altri proclamano la verità della teonomia partecipata.

La condizione decaduta dell’uomo peccatore, che è la radice di tutti i disordini, è definita in qualche modo felix culpa, felice colpa; le distorsioni che provengono da essa ci rendono più consapevoli che mai che tutto è dono. La nostra caducità ci mette in guardia e ci orienta verso la teonomia partecipata, la voce di Dio che parla attraverso la natura, una voce profondamente rispettosa della nostra dignità personale.

La rivelazione divina

Fino ad ora abbiamo parlato del significato trascendente racchiuso nel corpo, particolarmente nelle facoltà generative. La rivelazione – Scrittura e Tradizione così come sono interpretate dal Magistero – ci portano un passo avanti mettendo la relazione uomo/donna in un contesto liturgico. Una ordinata relazione eterosessuale è un evento liturgico -un sacramento- perché rispecchia il patto fra Dio e il genere umano, fra Cristo e la Chiesa.

Molti testi biblici indicano questa immagine (Osea; Isaia 62,4-5; Geremia 7,34, 31,31; i salmi 88,26; Matteo 9,15; Giovanni 3, Efesini 5,32; ) L’unione degli sposi è immagine dell’unione eterna ed esclusiva di Dio con il suo popolo, e la procreatività degli sposi è immagine della generosità di Dio, in modo particolare dell’effusione della sua stessa vita trinitaria nel nostro essere (grazia). In breve, il corpo parla il linguaggio dell’alleanza. Poiché l’alleanza tra Dio e l’uomo culmina nell’opera redentrice di Cristo, sacramentalmente reso presente dall’Eucarestia, c’è una stretta reciprocità tra matrimonio ed Eucarestia. L’Eucarestia è un matrimonio (Dio sposa il suo popolo) e il matrimonio è eucaristico (un sacramento dell’alleanza). Il linguaggio del corpo non è solo naturale, ma è anche sacramentale.

E’ proprio per questo significato profondamente sacramentale del corpo che possiamo trovare un consistente insegnamento sull’omosessualità nella Bibbia (Gen 3; Gen 19,1-11; Lev 18,22 e 20,13; 1Cor 6,9; Rom 1,18-32; 1Tim 1,10) e nella tradizione cattolica, in cui questo insegnamento è trasmesso in modo infallibile dal Magistero. Ma ripeto, gli atti omosessuali non sono sbagliati a causa di questa mole di insegnamenti; piuttosto si rende necessaria questa mole di insegnamenti proprio perché gli atti omosessuali non sono consoni alla nostra natura. Il nostro essere partecipa al progetto di amore di Dio e la sua legge, invece che essere arbitraria e imposta, rispecchia il suo progetto. La Tradizione giudeo-cristiana deve essere letta attraverso la lente della teonomia partecipata.

Alcuni argomentano che non ci sia una condanna morale degli atti omosessuali nella Bibbia, la condanna deve essere vista alla luce della impurità rituale- l’omosessualità è condannata per il suo uso nelle pratiche cultuali come avveniva nelle religioni canaanite e poi riprese da Israele. Il modo migliore di rispondere a questi argomenti è di riconoscere per un momento che le proibizioni dell’Antico Testamento si riferiscono alle pratiche di culto idolatriche e che gli atti omosessuali sono sbagliati perché sono usati liturgicamente per il culto di falsi dei.

E’ proprio questo il punto – gli atti omosessuali sono in se stessi , in un certo senso, atti liturgici che rispecchiano inesorabilmente l’idolatria. Questi atti sono sbagliati proprio perché sono dei “sacramenti invertiti”. Così come la condotta morale in un matrimonio è immagine dell’alleanza, allo stesso modo anche la condotta immorale dell’omosessualità è una falsa immagine dell’alleanza e riflette un concetto distorto della relazione tra Dio e l’uomo. Possiamo quindi dire che l’Antico Testamento non condanna l’uso rituale dell’omosessualità, lasciando gli altri usi da parte.

La sessualità parla un linguaggio “liturgico” e quindi condannare l’uso rituale degli atti omosessuale equivale a condannare gli atti in se stessi. Ancora più importante, la condanna non è fine a se stessa; essa ci mostra, lungo la via della teonomia partecipata, il frutto sacramentale/liturgico del rispetto del linguaggio naturale del corpo.

La dimensione sociale

I movimenti per i diritti degli omosessuali domandano, ” Perché non ci lasciate fare quello che noi – adulti consenzienti- vogliamo fare?” Qualsiasi critica dell’omosessualità è presentata come l’equivalente di una ingiusta discriminazione. Si commette un crimine odioso quale il razzismo o il sessismo. La risposta a questa obiezione deve venire dall’interno della teonomia partecipata.

Sebbene sembri che stiamo parlando di attività liberamente scelte tra adulti consenzienti, questa è solo una faccia della medaglia. Chiunque soccomba ad attività contrarie alla legge naturale in un certo senso non vuole veramente fare ciò che fa e quindi lo fa “involontariamente”, usando questa parola nel senso più profondo. Naturalmente la persona ha una libera volontà e il suo atto sarà volontario nel senso che proviene da questa volontà. Ma egli sta usando male la sua libera volontà, non in sintonia con la sua natura. Questo abuso è nel contesto del suo disordine, quindi nel senso di disperazione.

Egli sente che desidera agire in contrasto con la natura, ma non è ciò di cui ha bisogno; non è nel suo interesse come persona; non può renderlo autenticamente libero. E’ per questo che noi diciamo ai nostri amici, “Tu non vuoi realmente fare questo” proprio mentre stanno facendo “volontariamente” qualcosa contrario alla loro natura di persone. La teonomia partecipata dissolve l’illusione con la quale noi diciamo a noi stessi,”Gli adulti consenzienti possono fare ciò che vogliono fintanto che lo desiderano e fintanto che non danneggiano nessuno”. Non c’è autentica libertà ed è profondamente nocivo.

I contributi sociali offerti alle coppie sposate devono essere visti in questa luce. Come Michael Pakaluk sostiene:”Poiché la relazione del matrimonio porta come frutto dei figli e poichè educare dei figli è un onere e poichè la società ne trae un grande beneficio quando questo è fatto bene, è normale per la società distinguere la relazione del matrimonio da altre relazioni, per darle uno speciale riconoscimento e assegnargli dei benefici distinti”.16 Se la società desse dei simili benefici alle persone omosessuali allora dovrebbe dare gli stessi benefici a qualsiasi genere di relazione ! Invece la società cerca di proteggere il reale interesse di tutti.

Riconoscere diritti speciali alle persone omosessuali andrebbe contro quei reali interessi. I crimini che violano i legittimi diritti delle persone omosessuali sono intollerabili. “Ma la giusta reazione ai crimini commessi contro le persone omosessuali non dovrebbe essere di sostenere che la condizione omosessuale non è disordinata. Quando si fa una simile affermazione e quando di conseguenza l’attività omosessuale è giustificata, o quando la legislazione civile è introdotta per proteggere il comportamento al quale nessuno ha un plausibile diritto, nè la Chiesa nè la società in genere dovrebbero sorprendersi quando altre nozioni e pratiche distorte guadagnano terreno ed aumenta l’irrazionalità” 17

Non c’è bisogno di dire che nessuno ha il diritto di fare ciò che è sbagliato. “Ciò che è sbagliato” è ciò che non è consono alla nostra natura e ci impedisce di conseguire il fine inscritto nella natura del nostro corpo. Le persone omosessuali possono in un primo momento indietreggiare di fronte ad una prospettiva come quella qui presentata, ma questo succede perchè essi facilmente confondono la natura umana con ciò che “sentono naturale” e con ciò che “viene naturale” – nel loro caso il potente desiderio di intraprendere una relazione con qualcuno del loro sesso. Essi stanno solo seguendo il suggerimento della cultura secolare che li ha bombardati sin dall’adolescenza con la visione che la realizzazione umana è connessa a qualsiasi forma di “soddisfazione” sessuale e con la spontaneità. Seguendo abitualmente ciò che “viene naturale” essi hanno usato male la loro libertà e sono divenuti schiavi. La via d’uscita a questa disperazione, verso l’autentica libertà, viene dal prendere parte a quel piano di amore che Dio ha disegnato nella nostra natura, e questo è reso possibile dalla grazia di Cristo” che ci ha liberati dal dominio della concupiscenza”.18

Note

1 La strategia è analoga a quella della organizzazione pro-life CareNet. La loro ricerca ha dimostrato che gli eccellenti argomenti offerti dalla causa pro-life per il riconoscimenti dell’identità del feto umano non rispondono alla situazione esistenziale di molte donne intenzionate ad abortire che percepiscono il nascituro, nonostante la sua identità, come una minaccia per le loro vite

2 Questo è il suggerimento di Padre John Harvey un vero eroe dei nostri giorni che si dedica ad assistere le persone omosessuali. Il suo libro più recente è The Truth About Homosexuality: The Cry of the Faithful (San Francisco: Ignatius Press, 1996).

3 Nel 1973 l’ American Psychiatric Association eliminò la definizione dell’omosessualità come disordine emotivo sotto la pressione del National Gay Task Force. Vedi Elizabeth Moberly, “Homosexuality and Hope,” First Things 71 (March 1997), 30-33, at 30.

4 William Main, “Gay But Unhappy,” Crisis (March 1990), 32-37, at 36, un eccellente sintesi della teoria di van den Aardweg il cui libro maggiormente accessibile al grande pubblico è OMOSESSUALITA’ E SPERANZA – TERAPIA E GUARIGIONE NELL’ESPERIENZA DI UNO PSICOLOGO Edizioni Ares, 1999 – pp. 192.

5 World, May 20, 2000, 51-54. Vedi l’opera di Jeffrey Satinover, Homosexuality and the Politics of Truth (Grand Rapids: Baker, 1996), specialmente il capitolo 5 sui gemelli .

6 Jeffrey Satinover, “The Biology of Homosexuality: Science or Politics?” in Christopher Wolfe, ed., Homosexuality and American Public Life (Dallas: Spence, 1999), 3-61.

7 Vedi Padre John Harvey, The Truth About Homosexuality, capitolo 4

8 “The Cause and Treatment of Homosexuality,” Catholic World Report (July, 1997), 51-52.

9 Vedi il bel capitolo in C.S. Lewis’ Mere Christianity intitolato “Morality and Psychoanalysis.”

10 Congregazione per la dottrina della fede Sulla cura pastorale delle persone omosessuali no. 11.

11 Questa consapevolezza potrebbe giocare un ruolo importante nella stessa terapia riparativa come antidoto “all’autocommiserazione nevrotica” che secondo alcuni è una delle cause principali del disordine. Vedi Main, “Gay But Unhappy.”

12 Ibid, no. 11.

13 Ibid, no. 11.

14 Vedi Veritatis Splendor, no. 47-53,la risposta del Papa a quei teologi i quali sostengono che la morale sessuale soccombe a un bruto biologismo secondo cui le leggi morali sono il semplice prolungamento delle leggi biologiche. Il cuore dell’insegnamento cattolico non deduce una morale solo dai dati biologici.

15 Come Richard John Neuhaus sostiene (“Love, No Matter What,” in Wolfe, Homosexuality, p. 245), la maggior parte della gente è disgustata intuitivamente, da “quello che fanno gli omosessuali attivi” . Lo sono anche molti fra il 2% della popolazione con orientamento omosessuale. (Il 10% risultamte dal primoKinsey Report era sbagliato)

16 “The Price of Same-Sex Union,” Catholic World Report (July, 1997), 49. Vedi anche Famiglia, matrimonio e “unioni di fatto” – Pontificio Consiglio per la Famiglia

17 Ibid, no. 10.

18 Veritatis Splendor, no. 103.

Mark Lowery insegna teologia morale all’Università di Dallas. I suoi articoli sono stati pubblicati su riviste specialistiche come Communio, Faith and Reason, Catholic Social Science Review, e Irish Theological Quarterly, e su alcuni periodici popolari come New Oxford Review, The Catholic Faith, Homiletic e Pastoral Review, e Social Justice Review. Collabora regolarmente con la rivista Envoy.


 
 
 

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