Alcune riflessioni di Don Paolo Pascarella sul valore della castità

Alcune riflessioni di Don Paolo Pascarella sul valore della castità

Carissimi amici, in Gesù e Maria nostra Mamma Celeste, condivido con voi alcune riflessioni sulla Castità che è un Dono di Dio-Padre.

Che cos’è la castità?

La castità:
• è l’affermazione gioiosa di chi sa vivere il dono di sé, libero da ogni schiavitù egoistica; rende armonica la personalità, la fa maturare e la riempie di pace interiore; rende capaci di rispettare gli altri, perché fa vedere in essi persone da venerare in quanto create a immagine di Dio e per la grazia figli di Dio, ricreate da Cristo che «vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce ammirabile» (1 Pt 2,9).
• è come la trasparenza e, ad un tempo, la custodia di un dono ricevuto, prezioso e ricco, quello dell’amore, in vista del dono di sé che si realizza nella vocazione specifica di ognuno. La castità è dunque quella energia spirituale che sa difendere l’amore dai pericoli dell’egoismo e dell’aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione.
• Non è solo virtù morale (formata dall’amore), ma parimenti è virtù connessa con i doni dello Spirito Santo, anzitutto con il dono del rispetto di ciò che viene da Dio (donum pietatis).

Perché è importante la castità?

Perché essa consente di vivere:
• la propria dignità di persona in pienezza, coinvolgendo le qualità fisiche- psichiche- affettive, spirito e corpo, in un progetto globale di vita: due in uno, un cuor solo e un’anima sola, una comunione di vita e di amore
• la propria sessualità all’interno dell’amore, inteso come gioiosa e reciproca comunione di tutto ciò che si è e si ha, come donazione disinteressata, totale e definitiva di sé all’altro
• l’autodominio come virtù: “Il dominio di sé è un’opera di lungo respiro. Non lo si potrà mai ritenere acquisito una volta per tutte. Suppone un impegno da ricominciare ad ogni età della vita. Lo sforzo richiesto può essere maggiore in certi periodi, quelli, per esempio, in cui si forma la personalità, l’infanzia e l’adolescenza” (CCC, n. 2342)
• l’attesa come momento prezioso di crescita e di realizzazione del vero amore
• il rapporto col proprio corpo nel suo significato integrale, umano-cristiano
• l’amicizia pura e vera verso il prossimo come comunione spirituale.

Quali caratteristiche ha la castità?

• Essa va attuata sia nel matrimonio sia nella verginità
• “conosce leggi di crescita, la quale passa attraverso tappe segnate dall’imperfezione e assai spesso dal peccato. L’uomo virtuoso e casto si costruisce giorno per giorno, con le sue numerose libere scelte: per questo egli conosce, ama e compie il bene morale secondo tappe di crescita ”(CCC, n. 2343)
• richiede un’educazione graduale e integrale della volontà, dei sentimenti, delle emozioni
• “rende colui che la pratica un testimone, presso il prossimo, della fedeltà e della tenerezza di Dio. Indica al discepolo come seguire ed imitare Colui che ci ha scelti come suoi amici, si è totalmente donato a noi e ci ha reso partecipi della sua condizione divina. La castità è promessa di immortalità”. (CCC, nn. 2345- 2346)
• comporta:
– l’integrità della persona: la persona casta conserva l’integrità delle forze di vita e di amore che sono in lei, mediante anche “la virtù cardinale della temperanza, che mira a far condurre dalla ragione le passioni e gli appetiti della sensibilità” (CCC, n. 2341)
– l’integralità del dono di sé: la persona casta integra la sessualità nella persona. La padronanza di sé è ordinata al dono di sé, è una scuola del dono della persona.

• salvaguarda la sessualità dalle sue manipolazioni, la protegge dalla sua banalizzazione e la riscopre come mistero addirittura divino, incontro con l’altro, che è annuncio dell’incontro con Dio
• evita di:
– ridurre la persona a puro strumento, a possesso come se la persona fosse un oggetto
– cadere in interessi individualistici, egoistici
– produrre frutti amari di sfruttamento e violenza.

• La castità non è pertanto:
– rifiuto della sessualità
– disistima dei valori e delle esigenze della sessualità.

Tutti sono chiamati a vivere la castità?

• Ogni persona è chiamata alla castità, secondo il proprio stato di vita. Le esigenze di questa virtù s’impongono a tutti: ai giovani, alle coppie sposate, ai singoli, alle persone consacrate.
• Le modalità di esercizio della castità variano, certo, a seconda dello stato di vita; gli atti legati alla genitalità sono moralmente buoni solo all’interno del matrimonio, nel quale il loro esercizio resta comunque regolato da questa stessa virtù di castità.
• “La castità deve distinguere le persone nei loro differenti stati di vita: le une nella verginità o nel celibato consacrato, un modo eminente di dedicarsi più facilmente a Dio solo, con cuore indiviso; le altre, nella maniera quale è determinata per tutti dalla legge morale e secondo che siano sposate o celibi. Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale; le altre praticano la castità nella continenza.
• I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza. Messi così alla prova, scopriranno il reciproco rispetto, si alleneranno alla fedeltà e alla speranza di riceversi l’un l’altro da Dio. Riserveranno al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell’amore coniugale. Si aiuteranno vicendevolmente a crescere nella castità” (CCC, nn. 2349 -2350).
• La tradizione cristiana ha sempre affermato il valore della verginità e del celibato, che promuovono rapporti di casta amicizia tra persone, e nel contempo sono segno della realizzazione escatologica di tutto l’amore creato nell’amore increato della Beata Trinità.

È facile vivere la castità?

La fedeltà alle esigenze di una vita casta può essere difficile e richiedere sacrifici. Ma difficile non vuol dire impossibile. La castità è frutto:
• della grazia di Dio : “Essa è anche un dono di Dio, una grazia, un frutto dello Spirito. Lo Spirito Santo dona di imitare la purezza di Cristo a colui che è stato rigenerato dall’acqua del Battesimo” (CCC, n. 2345)
• dell’impegno personale: chi ricorre con fiducia alla preghiera e ai sacramenti può lottare vittoriosamente contro le tentazioni, e le vittorie che riporta sono fonte di gioia spirituale
• dello sforzo culturale, che tutta la società deve mettere in atto. È vero che, nella nostra civiltà erotizzata, molte sirene insinuano che resistere a pulsioni considerate irresistibili può provocare squilibri psichici. Ma ciò significa non vedere quanto la persona possa crescere assumendo coraggiosamente le sue responsabilità e dominando le proprie spinte istintive. Già la ragione filosofica lo intuisce; alla luce della Fede, poi, questa lotta della libertà prende una nuova dimensione.

Come educare alla castità?

• Educare alla castità comporta:
– un impegno educativo alla sessualità che parte dalla più tenera età, attraverso i genitori in un primo momento e gli educatori in seguito, sostenendo la crescita della persona con il dialogo personalizzato, l’esempio e la preghiera. L’informazione sessuale va sempre collocata nel contesto dell’educazione all’amore, e deve essere sempre positiva e prudente, chiara e delicata
– un’offerta di percorsi di educazione all’amore e all’affettività, rivolti ai genitori, ai formatori, ai figli. La Chiesa cattolica sostiene che l’educazione sessuale, diritto e dovere fondamentale dei genitori, deve attuarsi sempre sotto la loro guida sollecita, sia in casa sia nei centri educativi da essi scelti e controllati. In questo senso la Chiesa ribadisce la legge della sussidiarietà, che la scuola è tenuta ad osservare quando coopera all’educazione sessuale, collocandosi nello spirito stesso che anima i genitori
– il rispetto dei diritti della persona, in particolare quello di ricevere un’informazione ed un’educazione che rispettino le dimensioni morali e spirituali della vita umana
– una corretta gestione della sessualità, riguardo all’affettività, all’amore, alla sessualità, per vedere come, in una prospettiva di Fede, questo ‘mondo di passioni’ possa essere conciliato e vissuto, in modo maturo, da uomini e donne
– un aiuto ai giovani in modo tale che giungano a darsi risposte, a scoprire le ragioni, i motivi e la gioia di poter assumere nella castità un determinato stile di vita
– una “educazione dei sensi” che non sia né un assenso scriteriato ad essi, né sinonimo di mortificazione o privazione, quanto piuttosto tentativo di far emergere il meglio dal proprio corpo, attraverso una certa disciplina, o controllo di sé: controllo critico, intellettivo, volitivo fatto dalla scala di valori della persona
– la purezza del pensiero, dell’intenzione e dello sguardo, mediante la disciplina dei sentimenti e dell’immaginazione, e mediante il rifiuto di ogni compiacenza nei pensieri impuri
– l’educazione anche a tutte le altre virtù umane e cristiane e, in modo particolare, all’amore cristiano che è caratterizzato dal rispetto, dall’altruismo e dal servizio e che in definitiva è chiamato carità
– il rifiuto dell’”esaltazione del corpo”, tipica della “morale laica”, con cui si trovano a fare i conti gli adolescenti e i giovani, sommersi da messaggi e immagini di un corpo giovane, bello, desiderabile, che non invecchia, pronto a godere nelle modalità più svariate, che può essere costantemente rinnovato in palestra, beauty center, interventi di chirurgia estetica
– una purificazione dell’ambiente sociale, liberandolo dal diffuso erotismo, dalla curiosità morbosa, dalla permissività dei costumi.
• Nella Risoluzione del Parlamento Europeo “sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi (génésiques)” (approvata in data 3 luglio 2002) ci sono (unite ad affermazioni negative o discutibili) affermazioni positive, quali: la necessità di un’educazione sessuale da proporre in modo differenziato (art. 16), secondo l’età e la diversa struttura sessuale delle ragazze e dei ragazzi, e il carattere “olistico e positivo, prestando attenzione agli aspetti psico-sociali e biomedici e basandosi sul mutuo rispetto e sul senso reciproco di responsabilità” (art. 17).
• Occorre in particolare educare al pudore.

Perché è necessario il pudore?

• “La purezza esige il pudore. Esso è una parte integrante della temperanza. Il pudore preserva l’intimità della persona. Consiste nel rifiuto di svelare ciò che deve rimanere nascosto. È ordinato alla castità, di cui esprime la delicatezza. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità delle persone e della loro unione.
• Il pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore. Suggerisce la pazienza e la moderazione nella relazione amorosa; richiede che siano rispettate le condizioni del dono e dell’impegno definitivo dell’uomo e della donna tra loro. Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell’abbigliamento. Conserva il silenzio o il riserbo là dove traspare il rischio di una curiosità morbosa. Diventa discrezione.
• Esiste non soltanto un pudore dei sentimenti, ma anche del corpo. Insorge, per esempio, contro l’esposizione del corpo umano in funzione di una curiosità morbosa in certe pubblicità, o contro la sollecitazione di certi mass-media a spingersi troppo in là nella rivelazione di confidenze intime. Il pudore detta un modo di vivere che consente di resistere alle suggestioni della moda e alle pressioni delle ideologie dominanti.
• Le forme che il pudore assume variano da una cultura all’altra. Dovunque, tuttavia, esso appare come il presentimento di una dignità spirituale propria dell’uomo. Nasce con il risveglio della coscienza del soggetto. Insegnare il pudore ai fanciulli e agli adolescenti è risvegliare in essi il rispetto della persona umana” (CCC, nn. 2521-2554).
• Il pudore comporta il rispetto dell’intimità: se un bambino o un giovane vede che si rispetta la sua giusta intimità, allora saprà che ci si aspetta che anch’egli dimostri lo stesso atteggiamento nei confronti degli altri. In questo modo, egli impara a coltivare il proprio senso di responsabilità di fronte a Dio, sviluppando la sua vita interiore e il gusto della libertà personale, che lo rendono capace di amare meglio Dio e gli altri.


 
 
 

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