La necessità della preghiera

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SANT’ALFONSO MARIA DE LIGUORI – LA NECESSITA’ DELLA PREGHIERA

Del gran mezzo della preghiera

PARTE PRIMA

DELLA NECESSITÀ DELLA PREGHIERA

CAP. I

(…)

Ed in fatti come noi potressimo26 mai resistere alle forze de’ molti Nemici, ed osservare i Divini Precetti, specialmente dopo il peccato del nostro primo Padre Adamo, che ci ha renduti così deboli ed infermi, se non avessimo il mezzo dell’Orazione, per cui possiamo già dal Signore impetrare la luce, e la forza bastante per osservarli? Fu già bestemmia quel che disse Lutero, cioè che dopo il peccato di Adamo siasi fatta assolutamente impossibile agli Uomini l’osservanza della Divina Legge27. Giansenio ancora disse, che alcuni Precetti anche a’ Giusti erano impossibili, secondo le presenti forze che hanno; e fin qui la sua proposizione avrebbe potuto spiegarsi in buon senso; ma ella fu giustamente condannata dalla Chiesa per quello che poi vi aggiunse, dicendo che mancava ancora la Grazia Divina a renderli possibili: Deest quoque Gratia qua possibilia fiant. È vero, dice S. Agostino, che l’uomo per la sua debolezza non può già adempire alcuni precetti colle presenti forze, e colla Grazia ordinaria, o sia comune a tutti, ma ben può colla Preghiera ottener l’aiuto maggiore, che vi bisogna per osservarli: Deus impossibilia non jubet, sed jubendo monet et facere quod possis, et petere quod non possis, et adjuvat ut possisq. Eccellere questo testo del Santo, che poi fu adottato, e fatto Dogma di Fede dal Concilio di Trento. Sess. 6. cap. 11. Ed ivi immediatamente soggiunse il S. Dottore: Videamus unde(cioè, come l’Uomo può fare quel che non può?) medicina poterit, quod vitio non potest28. E vuol dire, che colla Preghiera

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otteniamo il rimedio della nostra debolezza, poiché, pregando noi, Iddio ci dona la forza a fare quel che noi non possiamo29. Non possiamo già credere, siegue a parlare S. Agostino, che ‘l Signore abbia voluto imporci l’osservanza della legge, e che poi ci abbia imposta una legge impossibile; e perciò dice il Santo, che allorché Dio ci fa conoscere impotenti ad osservare tutt’i suoi Precetti, Egli ci ammonisce a far le cose facili colla grazia ordinaria, che ci dona, ed a far poi le cose difficili coll’aiuto maggiore, che possiamo impetrare per mezzo della Preghiera: Eo ipso quo firmissime creditur Deus impossibilia non potuisse praecipere, admonemur et in facilibus quid agamus, et in difficilibus quid petamusr30. Ma perché (dirà taluno) ci ha comandato Dio cose impossibili alle nostre forze? Appunto per questo, dice il Santo, acciocché noi attendiamo ad ottener coll’Orazione l’aiuto per fare ciò che non possiamo: Jubet aliqua, quae non possumus, ut noverimus quid ab illo petere debeamuss31. Ed in altro luogo: Lex data est, ut gratia quaereretur, gratia data est, ut lex implereturt 32. La legge33 non può osservarsi senza la grazia, e Dio a questo fine ha data la legge, acciocché noi sempre lo supplichiamo a donarci la grazia per osservarla. In altro luogo dice: Bona est lex, si quis ea legitime utatur. Quid est ergo legitime uti lege? E risponde: Per legem agnoscere morbum suum, et quaerere ad sanitatem Divinum adjutoriumu34. Dice dunque S. Agostino, che noi dobbiamo servirci della legge, ma a che cosa? a conoscere per mezzo della legge (a noi impossibile) la nostra impotenza ad osservarla, acciocché poi impetriamo col pregare l’aiuto Divino, che sana la nostra debolezza.

Lo stesso scrisse S. Bernardo dicendo35: Qui sumus nos, aut quae fortitudo nostra, ut tam multis tentationibus resistere valeamus? Hoc erat certe, quod quaerebat Deus, ut videntes defectum nostrum, et quod non est

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nobis auxilium aliud, ad ejus Misericordiam tota humilitate curramusv.Conosce il Signore, quanto utile sia a noi la necessità di pregare, per conservarci umili, e per esercitare la confidenza; e perciò permette che ci assaltino nemici insuperabili dalle nostre forze, affinché noi colla Preghiera otteniamo dalla sua Misericordia l’aiuto a resistere. Specialmente avvertasi, che niuno può resistere alle tentazioni impure della carne, se non si raccomanda a Dio, quando è tentato. Questa nemica è sì terribile, che quando ci combatte, quasi ci toglie ogni luce; ci fa scordare di tutte le meditazioni, e buoni propositi fatti, e ci fa vilipendere ancora le verità della Fede, quasi perdere anche il timore de’ castighi Divini: poiché ella si congiura coll’inclinazion naturale, che con somma violenza ne spinge a’ piaceri sensuali. Chi allora non ricorre a Dio, è perduto. L’unica difesa contro quella tentazione è la Preghiera, dice S. Gregorio Nisseno36: Oratio pudicitiae praesidium est.

E lo disse prima Salomone: Et ut scivi, quoniam aliter non possem esse continens, nisi Deus det… adii Dominum, et deprecatus sum illum. Sap. 8. 21. La castità è una virtù, che noi non abbiamo forza di osservarla se Dio non ce la concede, e Dio non concede questa forza, se non a chi la domanda. Ma chi la domanda, certamente l’otterrà.

Pertanto dice S. Tommaso, contro Giansenio, che non dobbiamo dire essere a noi impossibile il precetto della castità37, o altro Precetto, poiché quantunque non possiamo noi osservarlo colle nostre forze, lo possiamo nondimeno coll’aiuto Divino: Dicendum, quod illud quod possumus cum auxilio Divino, non est nobis omnino impossibile38. Né dicasi, che sembra un’ingiustizia il comandar ad un zoppo, che cammini diritto; no, dice S. Agostino, non è ingiustizia, sempre che gli è dato il modo di trovar il rimedio che sani il suo difetto, onde s’egli poi siegue ad andar tortamente, colpa è la sua: Consultissime homini praecipi, ut rectis passibus ambulet, ut, cum se non posse perspexerit, medicinam requirat ad sanandam peccati claudicationemx 39.

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In somma dice lo stesso S. Dottore, che non saprà mai vivere bene, chi non saprà ben pregare: Recte novit vivere, qui recte novit orareaa 40. Ed all’incontro dicea S. Francesco d’Assisi, che senza Orazione non può sperarsi mai alcuno buon frutto in un’Anima41. A torto dunque si scusano que’ peccatori, che dicono di non aver forza di resistere alle tentazioni. Ma se voi (gli rimprovera S. Giacomo) non avete questa forza, perché non la domandate? Voi non l’avete, perché non la cercate: Non habetis, propter quod non postulatis. Jac. 4. 2. Non ha dubbio, che noi siam troppo deboli, per resistere agli assalti de’ nostri Nemici; ma è certo ancora, che Dio è fedele, come dice l’Apostolo, e non permette che noi siam tentati oltre le nostre forze: Fidelis autem Deus est, qui non patietur vos tentari supra id quod potestis, sed faciet cum tentatione proventum, ut possitis sustinere.1. Cor. 10. 13. Commenta Primasio42: Illud faciet provenire gratiae praesidio, quod possitis tentationem sustinere. Noi siamo deboli, ma Iddio è forte; quando noi gli domandiamo l’aiuto, allora Egli ci comunica la sua fortezza, e potremo tutto, come giustamente si promettea lo stesso Apostolo dicendo: Omnia possum in eo, qui me confortat. Philip. 4. 13. Non ha scusa dunque (dice S. Gio. Grisostomo) chi cade, perché trascura di pregare, giacché se pregava, non sarebbe restato vinto da’ Nemici: Nec quisquam poterit excusari, qui hostem vincere noluit, dum ab orando cessavitab 43.

(…)

26 [10.] potressimo) potremmo VR.

27 [16-27.] Cfr. più avanti, P. II, c. III e IV.

q S. Aug. de Nat. et Grat. c. 44. n. 50.

28 [fonte:30-31.] Da GOTTI, op. cit., III in I S. Th., Tr. De voluntate divina, q. II, dub. III, § III, n. 17, p. 190.

[30-31.] S. AGOST., De nat. et Gratia, c. 43, n. 50: «Jam nunc videamus unde possit, unde non possit…. voluntate quidem non est homo justus, si natura potest: sed medicina poterit, quod vitio non potest»; PL 44, 271.

29 [2.] «possiamo. E su questa autorità….») NP agg. testo completo sopra, Introd. XVIII-XIX.

r Idem ibid. cap. 69. N. 83.

30 [9-11.] S. AGOST., ibid., c. 69, n. 83; PL 44, 289-290, per il testo completo cfr. Part. II, c. IV.

s S. Aug. lib. de Nat. et Grat. c. 16. n.3.

31 [fonte:14-15.] Testo comune, GOTTI, TOURNELY, FORTUNATO DA BRESCIA, ecc., cfr. P. II, c. IV, p. 159 (2-5).

[14-15.] S. AGOST., De gratia et lib. arb., c. 16, n. 32; PL 44, 900.

t Idem in Psal. 502. (102).

32 [15-16.] S. AGOST., De spir. et Litera, c. 19, n. 34; PL 44, 221.

33 [fonte:16-21.] DA PETAU, De Theol. dogm. I, lib. X, c. XXV, n. VII, XII.

u Serm. 13 de Verb. Apost. c. 3.

34 [19-21.] S. AGOST., Idem, De spir. et Litera, Serm. 156 (al 13 De Verb. Apost.), c. 3, n. 3; PL 38, 851.

35 [fonte:26-28/1.] MANSI, Disc. XIV, n. 4; LOHNER, § III, n. 40.

[26-28/1.] S. BERN., In quadrag., Serm. 5, n. 4; PL 183, 179.

v S. Bern. Serm. 5 de Quadrag.

36 [fonte:14.] Da MANSI, Disc. X, n. 9. ALVAREZ DE PAZ, loc. cit., 32.

[14.] S. GREG. NISSENO, De oratione dominica, Or. I: «Oratio pudicitiae praesidium et tutamen est»; PG 44, 1125.

z S. Thom. 1-2, q. 109. a. 4. ad 2.

37 [21.] è impossibile il precetto della castità) è impossibile la castità ND VR.

38 [fonte:23-24.] GOTTI, op. cit., III in I-II S. Th., q. I, Dub. VII, § II, n. 28, p. 32.

x S. Aug. de Perfect. just. cap. 3.

39 [fonte:28-30.] DA GOTTI, loc. cit.

[28-30.] S. AGOST., De perfect. Justitiae, c. III, Rat. 6; PL 44, 295.

aa S. Aug. Hom. 43.

40 [fonte:2.] Testo comune: MANSI, Disc. XIV, n. 5; LOHNER, § III, N. 58; HABERT, op. cit., 468; RODRIGUEZ, loc. cit., c. II, 278.

[2.] Ps.-s. AGOST. (ma s. MASSIMO DI TORINO, sec. V; cfr. GLORIEUX, op. cit., n. 39), Serm. 55, n. I: «Vere novit recte vivere,….»; PL 39, 1849.

41 [fonte:3-4.] RODRIGUEZ, loc. cit., 279. –

[3-4.] S. FRANCISCI Assisiatis…. opera omnia, opera et labore R. P. J. De La Haye, (Lugduni 1641), Oracula et sententiae communes B. P. Francisci, Orac. III: «Orationis gratia viro religioso firmiter desideranda, sine qua nihil in Dei servitio prosperabitur, nec aliquid ab ipso consequetur», ed. Pedeponti 1739, p. 88.

42 [fonte:14.] TOURNELY, Prael. theol., III, De gratia, 574.

[14.] S. A. attribuisce a Primasio alcune parole del Tournely, cfr. più avanti, Part. II, c. II, Prelim. II, p. 107, (21).

ab S. Chrysost. Serm. de Moise.

43 [fonte:20-21.] Da Habert, op. cit., § VII, 445-446: «Nec quisquam…. dum orare cessavit»; G. LOPEZ, Epitome SS. PP., III, lib. XIII, c. i, 10: «…. dum orando cessavit».

[20-21.] Da un Sermo de Moise di autore incerto, nell’ed. di Basilea delle Opere di s. Giov. Crisost., I, 374-375, incompleto; testo completo in F. LIVERANI, Spicilegium liberianum, Florentiae 1863, 190-192; l’ autore attribuisce l’ Omelia a s. Pier Crisologo; DEKKERS, Clavis, nn. 237, 927, ad un ignoto Chrysostomus latinus; manca nella PG.


 
 
 

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